Cercando “Massimo Marchiori” su Google, tra i primi posti viene fuori il fan club creato in suo onore da alcuni studenti dell’Università di Padova. Questo docente è sicuramente unico nel suo genere, pieno di vita, di passione e con molta presa sui studenti. Si è già narrato innumerevoli volte che egli è il creatore dell’algoritmo di Google, che oggi il web non sarebbe così se non ci fosse stato lui… bla bla… non ripeterò i solito discorsi già presenti su mezzo web e sulla pagina del fan club.
Dato che io stesso sono uno dei creatori di questo fan club, non potevo (dopo anni ormai che esiste) non dedicare un post su “Where is Alby” al mitico Massimo.
Inoltre posto di seguito una mail che Massimo Marchiori ha spedito allo staff del Fan Club
Carissimi…. vi racconto un aneddoto, che mi ha fatto molto piacere. Master della SISSA di Trieste, dove sono stato invitato a parlare. Il responsabile della giornata Fabio Pagan, mi presenta all’audience. Ora, immaginate le solite presentazioni, no? Vi presento Massimo Marchiori,
inventore di questo, vincitore di quell’altro premio, creatore di questo e quest’altro
standard mondiale, MIT di Boston etc etc. Invece, ecco la presentazione, quattro secondi: “Massimo Marchiori, l’unico professore in Italia con un fan club creato dagli studenti.
Penso basti dire questo.”
Mi ha fatto sorridere, ed ho pensato che era senza dubbio la miglior
presentazione che avessi mai avuto.
Ragazzi, vi narro brevemente la mia vicenda.
A marzo 2008 viene annunciato il rilascio dell’SDK per iPhone da parte di Apple. A luglio, mi pare, è nato l’AppStore e qualsiasi sviluppatore in possesso della licenza Apple, di un iMac e di un iPhone poteva pubblicare le sue applicazioni sul portale. Avendo buon fiuto per le cose del genere, e sapendo che Steve Jobs non sbaglia un colpo, mi son detto: “l’iPhone col passare dei mesi spaccherà di brutto, ne sono convinto e ci credo. Il pubblico lo vorrà e farà mercato. Sviluppare applicazioni sarà una cosa interessante e magari anche una fonte di guadagno non male pure per i piccoli sviluppatori”.
Non feci nulla. Dopo mesi se ne inizia a parlare in rete (vedete http://www.melamorsicata.it/mela/2008/09/24/l-app-store-e-la-nuova-eldorado-degli-sviluppatori/). E si nota che in effetti si guadagna… una tipa che ha fatto l’applicazione delle parole crociate guadagna circa 1.155 € al giorno! (vedete http://www.melamorsicata.it/mela/2008/08/02/gli-sviluppatori-per-app-store-guadagnano-molto-bene/).
Ad agosto 2008 mi compro un iMac, un iPhone. Insomma faccio la spesona. Tanto dovevo cambiare pc…
Ho un mese di tempo prima di iniziare i corsi all’università per imparare a sviluppare qualcosa per iPhone (sotto Mac) e per farmi venire un’idea.
Studio il linguaggio (Objective-C) in una ventina di giorni e trovo l’idea. In 6 giorni la realizzo.
La pubblico, aspetto una settimana e il 5 ottobre 2008 è presente sull’AppStore in vendita al prezzo minore possibile (0,79€ / 0,99$). E’ un’applicazione di nicchia, solo per musicisti, quindi fino all’altro ieri non pensavo avrei avuto entrate serie a livello di € e $. Il primo record giornaliero è positivamente shockante, diciamo… numero di vendite a 3 cifre.
Ora, non voglio aprire discussioni etiche sul software libero o meno. Dico solo che personalmente la vedo in ottica “business”, senza contare il fatto che l’ho fatto principalmente per aumentarmi un po’ il curriculum.
La seguente è la mail che ho inviato al Deputato Luca Barbareschi agli indirizzi barbareschi_l [at] camera.it e luca [at] lucabarbareschi.it.
Egr. Deputato Luca Barbareschi,
chi Le scrive è Alberto De Bortoli, dottore in Scienze Informatiche, che assieme altri colleghi del ramo e non, ha deciso di scriverLe questa mail con la seria speranza che la possa leggere. La invito a non fraintendere questa mail, scambiarla per accuse nei Suoi confronti o cestinarla prima di averla visionata. Ci tengo inoltre a precisare che questa lettera non vuole avere alcun tipo di sfondo politico nonostante io stesso sia concorde con la linea di pensiero del Popolo della Libertà.
L’oggetto di ciò che si accinge a leggere riguarda la proposta per limitare YouTube da parte di Mediaset.
All’indirizzo web http://www.youtube.com/watch?v=hedoKIIQzaE è presente un video su sito YouTube che la ritrae mentre discute la questione in oggetto. Ripeto che non voglio criticarla in nessun senso, diversamente da come talvolta possono fare in maniera inadeguata certi blog o video in rete, ma soltanto esprimere il mio punto di vista che spero tenga in considerazioni per spunti futuri.
Non sono nuovi i tentativi di azioni legali nei confronti di imprese tecnologiche dell’economia della Silicon Valley. Come ben sa, Google rappresenta un colosso di indubbie dimensioni, tale da aver acquistato YouTube il 9 ottobre 2006 per cifra di 1,65 miliardi di dollari. Google è stata in passato oggetto di importanti cause legali, basti pensare a quella mossa da Privacy Rights Clearinghouse contro il servizio gratuito Gmail nel maggio 2004 o alla causa che Geico (Government Employees Insurance Co.) avanzò nello stesso anno accusando l’azienda di utilizzo illecito del loro marchio negli annunci pubblicitari. Battaglie legali tutte vinte da Google.
Ma la vicenda che dovrebbe interessare particolarmente per riflettere sull’oggetto della presente riguarda la causa che Twentieth Century Fox Film Corporation ha mosso a YouTube nel mese di ottobre 2007. Essa è molto simile a quella che ha intrapreso Mediaset. Twentieth Century Fox Film Corporation affermava che su YouTube erano presenti video caricati da utenti terzi che violavano il loro copyright. Questi video riportavano spezzoni delle note serie televisive in onda anche su Mediaset quali “I Simpsons” e “I Griffin”. La questione è molto delicata come può intendere: forse la vera denuncia sarebbe da destinare a coloro che, troppo numerosi, caricano determinati filmati sul portale.
L’azione che YouTube ha intrapreso è stata corretta almeno secondo il mio punto di vista: ha eliminato tutti i filmati che violavano determinati leggi sul copyright e annullato gli account degli utenti coinvolti.
Non voglio difendere i servizi gratuiti offerti da Google (come è stato oggetto di numerosi dibattiti oramai sopiti) esaltandone le caratteristiche benefiche dal punto di vista della libertà di conoscenza. YouTube è un servizio messo a disposizione degli internauti, esso non può controllare in maniera costante quale è il contenuto dei video presenti nel loro database e tanto meno si propone di farlo. È già grande cosa che impedisca la diffusione della pornografia.
Per tutti questi motivi trovo che la causa nei confronti di YouTube non abbia senso in quanto persa in partenza. Penso che l’azione più saggia che Mediaset possa intraprendere per tutelarsi è fare presente a YouTube che i filmati della rete televisiva italiana debbano essere cancellati perché violano diritti di copyright.
Perseverare per vie legali non porterà ad una vittoria, ma a solo una perdita per Mediaset più in termini economici che di immagine.
Purtroppo queste cause legali nei confronti di Google volevano far intendere la pretesa da parte dell’accusa di poter imporre che Internet era diversa e che doveva sottostare ai loro bisogni economico-aziendali. La storia insegna nel bene o nel male, che non è facile vincere una battaglia legale con dei colossi del genere come Google e YouTube (che appartiene a tutti gli effetti a Google), anche se Mediaset è mossa da motivazioni economiche e/o di immagine.
Lei ha dichiarato, riferendosi ai fondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, che non è giusto che dei ragazzini diventino miliardari alle spalle di altre società. Su questo devo contraddirla, l’ultimo scopo della società Google Inc. è quella di fatturare, tant’è che nel corso degli anni si è più volte riconfermata come azienda anomala. Google Inc. si è sempre posta obiettivi inerenti al fornire maggiori servizi per gli internauti addirittura evitando fino all’ultimo la quotazione in borsa.
A seguito di queste mie, credo sensate, argomentazioni spero che siano nati in Lei spunti sui quali poter riflettere e analizzare la situazione da un altro punto di vista.
Cordiali saluti.
In fede.
Alberto De Bortoli (dott. Scienze Informatiche)
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XXXXXXX XXXXXX (dott. ssa Psicologia del Lavoro)
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XXXX XXXXXXXXX (ing. Chimico)
XXXXXX XXXXXXXX (dott. Scienze Informatiche)
compro su eBay un oggetto con la modalità di spedizione “posta prioritaria”.
3 settembre
ore 12.00: arriva il corriere SDA a casa per la consegna di un pacco. Rispondo al citofono e dico “scendo!”. Non faccio in tempo a scendere le scale (15 secondi?) che il corriere non mi ha aspettato ed è scappato. Quel figlio di troia. Ha lasciato il bigliettino “Destinatario assente”. Devo chiamare il numero unico 199-113366 dal giorno successivo al modico costo di 14,25 cent al minuto senza scatto alla risposta da fisso.
ore 12.30: vado sul sito SDA.it per cercare di ottenere informazioni. Sito irraggiungibile.
ore 13.00: mi accerto che il pacco sia stato mandato dal venditore eBay anche se è arrivato con il corriere (che richiede la firma) e non con la posta prioritaria. Il venditore mi dice giustamente:
“Ciao Alberto abbiamo cercato di fare il prima possibile così da soddisfarti con velocità e cortestia.
Contatta il numero e puoi anche concordare l’orario per la consegna se possibile.”
ore 13.50: ritorno sul sito insistentemente. “Internal Server Error”. Ok… oggi hanno problemi.
ore 15.00: sito SDA.it raggiungibile. Inutile e fatto coi piedi se permettete. Non mi aiuta per niente. Si è costretti a chiamare un numero telefonico per gli svincoli delle giacenze. Furbi…
Guardate cosa succede nella barra di stato del browser se dal sito www.sda.it si inserisce il codice per tracciare un pacco… WOW!
4 settembre
ore 9.00: chiamo il numero unico dal cellulare pensando di risparmiare un po’ sulla tariffa. Nessun operatore disponibile per 4 minuti. Costo 1,36 €.
ore 10.30: chiamo dal fisso ma la scelta dell’opzione non funziona. Sembra che non ricevano scelte numeriche dal mio bellissimo videofonino fisso. 2 minuti di chiamata.
ore 12.00: chiamo dal cordless riuscendo a scegliere l’opzione adeguata. Parlo con un fottuto operatore meridionale. “Devo richiedere lo svincolo di una giacenza” e lui… “dhoppo le quatthordichi pekké uggi siammu presi attardi” e io “…………(silenzio)”. Butto giù la cornetta.
ore 14.30: richiamo. Sto in attesa 4 minuti. Qualcuno sembra rispondere e butta subito giù. L’incazzatura sale.
ore 14.35: richiamo. Una stronza meridionale risponde. Spiego la situazione. Rimette in consegna il pacco per domani. Alla mia domanda “a che ora?” risponde “9 – 18 senza preavviso” e io… “cioè devo stare a casa tutto il giorno per un cazzo di corriere?”. Riaggancio. Speriamo domani arrivi…
ore 20.30: a cena spiego la vicenda mio papà. Lui esordisce con una geniale battuta: “E se il corriere arriva adesso?” e io… “a sta ora?” e lui… “è il corriere della sera!”. (…).
5 settembre
ore 12.40: arriva il corriere. Corro giù. Ci sono 2 magrebi, padre e figlio, vestiti da zingari. Quasi avevo paura ad aprire il cancello, ma vedo che il figlio ha il pacco in mano. Mi riservo parole. Mi fanno firmare. Ringraziano e il figlio (sfigatissimo) tiene il pacco in mano e saluta.
Io: “te lo vuoi tenere tu?” e lui… “ah sì.. scusa, tieni”.
Scrivo per sfogarmi un pochino, narrandovi un’esperienze capitatami nell’estate 2008 riguardante un problema che può capitare a uno studente universitario.
Io e un mio collega, che per rispettare la privacy chiamerò con il nome di Michele V., abbiamo seguito il corso di “Amministrazione di Sistemi” della laurea Specialistica/Magistrale in Informatica alla quale siamo iscritti all’Università di Padova. Il corso si è tenuto tra i mesi di aprile e maggio. E’ possibile sostenere l’esame orale, ovvero presentare un progetto, stabilendo una data a piacimento con il professore. Bella fortuna.
Il progetto va realizzato in coppia (o in un gruppo di massimo 3 persone).
Io e Michele V. abbiamo deciso a inizio giugno di preparare assieme il progetto. Michele a fine agosto sarebbe partito per l’Olanda in Erasmus (vacanza studio), occorreva quindi presentare il progetto prima di tale data. Di comune accordo, ci siamo presi l’impegno di preparare il progetto (che effettivamente consisteva nello studiare un applicativo software e nel redigere 4 documenti) nel mese di giugno.
Da par mia, inizio a giugno a stilare documenti conscio del fatto che Michele è preso da altri 2 esami per il momento. Le settimane passano, incito Michele più volte a iniziare a studiare per il progetto ma non ho una risposta soddisfacente e solo frasi evasive. Avendo sempre avuto fiducia in Michele, continuo a stilare i documenti sperando che entro pochi giorni/settimane si dia una mossa.
Le settimane passano, Michele va in vacanza, non si fa sentire. Inizia a stilare un documento svogliatamente e senza porsi l’obiettivo di portarlo a termine. Continuo a rinfacciargli che il tempo stringe e che bisogna fissare la data dell’esame, in quanto anch’egli è interessato quanto me a sostenerlo.
Dopo 45 giorni di insistenze decido di smettere di “stressarlo” sperando che si faccia vivo lui. Niente. Sparito. Lo contatto nuovamente un po’ alterato l’8 agosto per dirgli che bisognava dare l’esame e che il tempo ormai non bastava perché a giorni sarebbe partito per l’Olanda. L’unica cosa che rimaneva da fare era non dare l’esame, o almeno non darlo assieme perché il collega si è rifiutato ripetutamente di collaborare fregandosene altamente del lavoro di gruppo. Inutile anche la sua promessa “in extremis” di completare l’unico documento dei 4 da consegnare per adempiere almeno in parte ai suoi doveri.
L’ultima conversazione dell’8 agosto in MSN è riportata di seguito e si può notare la totale mancanza di serietà e la strafottenza di Michele V.. Ora mi tocca preparare l’esame da solo in pieno agosto in ritardo con i tempi concordati con il professore.
Un altro mio amico invece, che non ha superato lo scritto di un altro esame (e che quindi non ha interesse a consegnare il progetto di gruppo) non ha tirato pacco al suo collega e ha lavorato “aggratis” per finire il progetto, anche se controvoglia.
Ditemi voi se un atteggiamento come quello di Michele è ammissibile. Sono deluso e adirato per il suo comportamento quanto basta per scrivere questo articolo. Tanto non lo leggerà nessuno…
Alberto scrive:
Volpe ma cosa mi conbini?
cioè non capisco cosa te vuoi fare
fra 15 gg parti e ormai
ti avevo tanto rotto i coglioni fino a quando sei partito che al ritorno me ne sono stato zitto
Vi narrerò le gesta eroiche mie e di un mio amico.
Questo mio amico, che per rispettare la privacy chiamerò Paolo, all’intervallo di un film visto all’UCI Cinemas di Fiume Veneto, va ad acquistare da bere. Voleva solo una coca-cola piccola. Aveva 3 euro in mano, convinto che sarebbere bastati. Il commesso purtroppo gli dice che una coca in bottiglietta piccola costava 3,50€. Inoltre si scopre che i prezzi sono ulteriormente aumentati recentemente. Non si può avere dei pop corn in confezione piccola con una bibita piccola per meno di 8,50 €, vi lascio immaginare quanto costino i pop corn grandi con coca grande. Sconsolato del fatto che non avrebbe potuto acquistare la bevanda, Paolo si decide a meditare a sangue freddo il suo gesto di protesta.
A distanza di qualche settimana, io e Paolo andiamo a vedere Batman: Il Cavaliere Oscuro. 7 euro di biglietto, che con lo sconto per studenti universitari si riducono a 5. UCI Cinemas, lo abbiamo capito, vuole fare i soldi con gli snack, i pop corn e le bibite. Ora anche con le caramelle che costano 2,50 € a etto, più della carne in macelleria. Il cliente medio entra, convinto di pagare 7 euro per un film, ma inevitabilmente viene attratto dal cibo che vendono all’interno.
Non è il nostro caso. Entriamo in sala. Aspettiamo. 30 minuti di trailer. Il film inizia. Paolo apre lo zainetto che si era portato appresso. Tiriamo fuori dei pop corn fatti in casa, bottiglione di Pepsi, 2 bicchieri alla mano e 2 obbrellini da cocktail per fare gli sboroni alla facciaccia del signor UCI!
UCI Cinemas hai esagerato, e ora noi ti fottiamo. Fuck the system!!!
18.30: scaricato file “Advanced Zip Password.zip” da eMule sul computer portatile PC-Alberto. 18.31: controllata la presenza di virus sul suddetto file. Esito negativo. 18.32: decompressione file zip e esecuzione del file eseguibile “setup.exe” in esso contenuto. 18.34: setup non ancora partito, e il computer non dà segno di vita. Inizia il sospetto di una infezione. 18.35: riavvio della macchina. 18.39: riscontrati molteplici errori nell’avvio delle funzioni vitali del sistema operativo (MS Vista originale) 18.40: il centro Sicurezza PC, la protezione Malware, e gli aggiornamenti Windows Update non vengono avviati. 18.43: si tenta una scansione avviando il software antivirus Avast 4.8 Home Edition. Il software viene terminato inaspettatamente dal virus. Leggi il seguito di questo post »
Raga, ho 2 nerd in casa. Di quelli che giocano online a Warcraft, per la precisione a DotA (Defence of the Ancient) tutto il giorno e tutti i giorni. 2. Sono 2. Davanti al PC per ore al giorno.
Ma il caso non è di certo isolato, sono centinaia di migliaia i giovani prede di questi giochi online che hanno bisogno di aiuto. Le tendenze da me riscontrate in tali soggetti sono 2:
giocare ininterrottamente per ore e ore estraniandosi dalla realtà senza possibilità di recupero: il soggetto in questione è destinato a continuare su tale andazzo fino all’età di 30 anni (quando avrà una crisi esistenziale e capirà che le centinaia di ore impiegate a giocare avrebbe potuto impiegarle per fare qualcosa di costruttivo o comunque non deleterio)
giocare parecchio con la consapevolezza di essere schiavo di un gioco dal quale non riesce a staccarsi anche dopo vari tentativi di disinstallazione dal PC per “scappare” dal fututo che gli si prospetterebbe seguendo la tendenza al punto 1. Tale soggetto riesce a intervalli più o meno regolari ad avere una qualche sorta di vita sociale, una ragazza, a studiare, a fare attività fisica… insomma… ad avere uno stile di vita più attivo.
Ultimamente sto analizzando le ore effettive dedicate al mouse, tastiera e a una postura gobba sul pc di questi 2 soggetti con i quali condivido l’appartamento. Sull’asse delle x i giorni e sull’asse delle y le ore. Fortuna che le mattina sono praticamente sempre a lezione. I dati del fine settimana non sono in mio possesso in quanto i 2 soggetti (come me) tornano a casa non essendoci corsi universitari da seguire.
Una discriminante è anche il fatto che una partita online a questi giochi dura non meno di 45 minuti, con tutte le conseguenze del caso che si riflettono sugli impegni prefissati.
Lancio un appello a tutti i genitori di figli posseduti dai videogiochi per troppo tempo: STACCATE LA SPINA!!!. Staccategliela! Se non lo fate li avrete sulla coscienza per tutta la vita e se diventeranno dei nerd sfigati perdenti sarà ANCHE colpa vostra.
Non voglio sollevare critiche, però questo pomeriggio, data la bella giornata di sole, sono andato in Prato della Valle a studiare “Amministrazione di Sistemi” (…). Per ben 1 ora (wow) il panorama alla mia sinistra era il seguente…
Figo ahn? Ah beh… non è la prima volta… ma oggi ho voluto immortalare il momento.
Il Web si evolve costantemente. Troppo velocemente. Talvolta non si pensa a cose importanti. Ciò di cui vorrei parlare è il controllo della visione di siti pornografici da parte di minori. I siti con tali contenuti presentano una pagina in cui si chiede semplicemente di confermare il fatto di avere 18 anni per accedere al sito. Non è un bel sistema di protezione contro la visione da parte dei minori, ma evidentemente ad oggi si continua a fare così…
Serve/servirebbe un controllo dell’identità di chi è seduto di fronte al monitor del pc. Magari è un’utopia per i tempi che corrono, la tecnologia per fare ciò non è così diffusa e forse semplicemente lo stato non si è mosso in tale direzione. Certo è difficile, anche negli USA avanzatissimi, ogni cittadino dovrebbe avere fin dalla nascita un ID digitale. Qualcosa di simile ai tanto nominati RFID.
Se ogni persona portasse con se un ID univoco al mondo (e non voglio affrontare discorsi sulla lunghezza necessaria dei bit etc… come ho detto basterebbe un RFID) il sito incriminato saprebbe se il visitatore ha raggiunto la maggiore età e sarebbe possibile quindi per lui accedervi.
Ora, questo andrebbe contro mille leggi sulla privacy già discusse da mezzo mondo, ma, credo, sia la soluzione definitiva per il problema della pornografia gratuita sul Web.